Un Rischio non Calcolato

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Un Rischio non Calcolato

Una ventina di anni fa , mi ero appena trasferito in Thailandia, girovagando per la campagna in motorino , notai buttato in un prato , un manufatto in vetroresina che mi ricordava una lunga canoa molto grande .Sul momento non capii cosa potesse essere .

Al ritorno a casa , mi venne in mente che avrebbe potuto ben figurare come pezzo centrale di un trimarano , con bilancieri i due galleggianti di un piccolo catamarano da spiaggia , e due grosse traverse scatolate in compensato e resina.

Ritornai al campo il giorno dopo e identificai un probabile proprietario . Dopo rapida negoziazione , acquistai il pezzo in vetroresina , per la bella somma di 10 euro 

Me lo feci portare a casa da un camioncino . 

In seguito acquistai anche i pezzi del catamarano per i bilancieri e trovai anche un alberatura di un Hobie Cat 18 che mi pareva adeguata . Allungai il boma solamente .

Dopo alcuni mesi di lavoro , misi insieme la barca . Ero solo all’epoca e lavoravo tutto per conto mio , con pazienza e ostinazione , ma pochi mezzi .

Ecco le foto , che essendo datate, sono a bassa risoluzione 

Era tutto artigianale al massimo , compresi i carrelli della randa , autofabbricati , e compreso il trampolino , che mi ero costruito con delle cinghie intrecciate , e alle giunzioni avevo usato dei ribattini in alluminio .Un lavoro enorme e incomprensibile in ottica moderna, dove si trova tutto e dove basta ordinare per email e tutto arriva a casa !

Mi ero fabbricato anche le controventature dell’ albero , con un normale cavetto d’acciaio che avevo impiombato io stesso .

Chiaramente mi ero fatto preparare le vele da Rolly Tasker Phuket .

La barca era di 8 metri e larga 6 . Impossibile da trasportare montata , perche’ abitavo in centro citta’ ,in una casetta con giardino , ed occorreva uscire da una viuzza molto stretta .

Smontai il tutto e con l’aiuto dei vicini ,portai i pezzi a mano fino alla spiaggia, che era in fondo alla via , a 200 metri circa .

Rimontai e con l ‘aiuto anche di alcuni bagnanti , mettemmo in mare .

La barca era veloce e divertente , e la mattina dopo alcuni amici erano pronti per farci un giretto .

Erano due amici di Roma con le famiglie e i figli piccoli , piu’ mio papa’ che all’epoca era onnipresente , la mia compagna dell’ epoca e forse anche altri che non ricordo .

Si giro’ un po’ lungo la costa , la mattina e poi di nuovo dopo pranzo . La barca ovviamente non era ben preparata . Anzi era appena andata in mare e mancava di diverse cose che mi ripromettevo di aggiungere in seguito .

Insomma , insistettero e uscimmo di nuovo nel pomeriggio . Il vento si era alzato e la barca volava . Gli amici mi spingevano a farla correre , e io , preso dall’ entusiasmo , trascurai la necessaria prudenza .

A bordo non vi erano i salvagenti , e non avevo montato le manovre per ridurre la velatura . Anche il genoa , enorme , era su garrocci e non rollabile .

Insomma non focalizzai che il vento era girato e veniva ormai da terra .

Sorpassai l ‘ isola davanti a Pattaya e mi trovai in mare aperto con onde e vento forte . Al momento di tornare mi trovai contro vento , con onde formate e un vento che la velatura completa non poteva sostenere .

Non potendo ridurre , mi trovai a contrastare la spinta sul timone , puntandomi , fino a che la barra cominciava a piegarsi e la barca si alzava su uno scafetto solo .

A bordo la gente cominciava a preoccuparsi e i bambini erano agitati . Gli spruzzi erano ormai freddi ed il divertimento dimenticato . Volevano tutti tornare a terra ma proprio li’, era il problema .

Contro vendo e bordeggiando con tutta quella velatura , facevo molta fatica e a ogni bordo , durante la virata , perdevo il poco che avevo guadagnato verso terra .

Ci misi diverse ore . La gente bagnata fradicia e congelata .

Si strappo infine il genoa per il troppo vento e la barca , che era costruita con delle legature secondo un sistema polinesiano , stava andando a pezzi , perche’ tutto era solo temporaneo e non vi erano ancora le legature definitive. Tenevo al posto le traverse con la scotta della randa come legatura addizionale .

In qualche modo arrivammo a terra .

Da parte mia fu un grosso sospiro di sollievo , ma anche una lezione che ancora mi ricordo .

La barca si chiamava Rapanui e finii per venderla a un resort che ci portava i turisti lungo la spiaggia .