Un Robinson Crusoe in mezzo ad una giungla di cemento

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Bang Pakong e’ una localita’ che dista circa mezzora di auto da BangNa , un quartiere periferico di Bangkok – Thailandia , in prossimita’ della periferia .

Bang Pakong non offre veramente nulla di notevole ed e’ stata una localita’ felicemente ignorata per secoli , senza perdere nulla .

Il governo Thaksin decise di costruire l’ aeroporto a pochi km da Bang Pakong e nella stessa area , si costrui’ l ‘ immenso complesso industriale , conosciuto come Amata City , Wincoast ; caratterizzato dalle zone franche industriali , per la produzione e l’ esportazione , e dall’ assenza di tassazione per le aziende localizzate li.


Un gruppo di investitori giapponesi decise di credere nello sviluppo dell’ area , caratterizzata da un grande fiume a lento scorrimento , e con numerose anse , in certi punti largo un paio di centinaia di metri.

 

Come spesso succede in Thailandia , i progetti partono ma vengono presto abbandonati , e cosi’ successe anche al Lakeside marina di Bangpakong .

Le pochissime ville in rovina , i terreni incolti , la vegetazione che prende il sopravvendo e riempie le strade , le iguana in mezzo alla strada a godersi il caldo ……tutto abbandonato e spettrale .

La marina, che doveva essere molto bella , completamente allo sfascio. Senza nessuno da anni , edifici cadenti , pieni d’ acqua e detriti …uno sfacelo .

 

Ora , nel mio ridente cantiere navale  nella Thepprasit soi 15 di Pattaya , arrivo’ un bel giorno il direttore italiano della Vianin – thai ; enorme ditta di costruzioni , di proprieta’ di Caltagirone e il cui manager local , sarebbe da quel giorno diventato mio cliente e poi amico . Si chiamava Gianfranco.

Aveva acquistato una barca a vela e voleva fare una bella serie di lavori . ottimo per noi ; con entusiasmo mi misi agli ordini

Il problema e’ che voleva fare tutto a Bang Pakong nella marina lakeside , quella abbandonata . Purtroppo per noi , li gli piaceva , e abitava nella zona , per cui era la sua conditio sine qua non .

Detto fatto , organizzai una squadra e ci recammo alla marina . Si tiro’ su la barca in qualche modo ed iniziammo ad organizzarci per i molti lavori .

Le squadre viaggiavano su e giu’ da Pattaya con 2 pick up , tutti i santi giorni . Ovviamente ero preoccupato dei furti .

in cantiere c’era un marcantonio di 1.85 , fortissimo ma un po’ tonto , un tale Sam .

“Sam , tu rimani qui a dormire e non perdi di vista la barca mai , neppure in caso di vita o di morte ti allontani , perche ci sono i ladri e sei responsabile . hai capito ?”

“khrab krab pom ! ( signorsi’) “.

I lavori proseguivano bene . Oggi la carena , domani le valvole , dopo i lavori al motore , ecc ecc .

Il proprietario un bel giorno mi dice , ‘caro Raoul , abbiamo fatto 30 …facciamo 31!” e mi propone di rifare tutto il paiolato interno e di farlo in compensato con sopra il teak e bordato in ottone . un bel lavoro .

Mi ci butto sopra , sperando in un lauto extra … Tale lavoro andava fatto in cantiere a pattaya e dopo aver smontato il paiolato , e portato via , ci mettiamo all’ opera .

Realizzare le sagome di compensato , un lavoro veloce e facile . Poi pero’ occorreva fare il teak di rivestimento ,con il tipico alternarsi di legno di teak e legno chiaro , che in inglese si chiama ‘teak holly’ . Subito iniziano i problemi . il teak , quello buono , va ordinato e ci va un bel mesetto .

Per il cantiere , la vita segue tutti i giorni e c’e’ sempre lavoro e qualche urgenza e non ci si ferma mai . Il mese passo’ e poi si fece il paiolato e dopo un paio di mesi tornammo a Bangpakong , alla marina Lakeside .

Durante l ‘ istallazione del paiolato , mi avvicina Sam e mi dice se posso portare un biglietto a sua moglie e del denaro . Io , un po’ scocciato , gli dico ‘ ma portalo tu cosa mi rompi le scatole a me , che ho da fare !’.

Rimasi senza fiato . ce l ‘eravamo dimenticato e nessuno gli aveva mai dato il cambio e sostituito .

Sam era li dal primo giorno …

mi informai e scoprii che era sopravvissuto pescando e con due legnetti aveva acceso un fuocherello che teneva sempre acceso . Con le vele recuperava l acqua piovana e si dissetava cosi’ .
Con i chiodi , piegandoli , aveva fabbricato degli ami per pescare e con un legno e un chiodone lungo , una specie di fiocina con cui prendeva i pesci e se ne nutriva . Raccoglieva anche alcune bacche e un paio di radici commestibili e ultimamente aveva trovato anche alcuni frutti che crescevano naturalmente sul posto .

Era rimasto isolato ma il tempo per loro e’ un fattore relativo . Penso avrebbe potuto rimanere per anni .

La notte si denudava e lavava gli indumenti e dormiva avvolto in una vela, per proteggersi dalle zanzare . Di giorno si rivestiva .

Mi piace ricordarlo come un vero Robinson Crusoe urbano . Isolato e abbandonato in mezzo a 15 milioni di persone , in una citta’ enorme .